Marchini (Carratelli Wine): “Occorre aprire nuove rotte commerciali”
- gmazzoni6
- 1 giorno fa
- Tempo di lettura: 3 min

Articolo a cura di Francesco Carrubba by igrandivini.com
“Negli Stati Uniti”, spiega Pietro Marchini, “abbiamo osservato, a causa dei dazi, una forte pressione sui prezzi”
La domanda di vino italiano sta crescendo “in modo più dinamico nei Paesi in via di sviluppo”, spiega Pietro Marchini, illustrando le nuove rotte commerciali. È il sales director di Carratelli Wine, società di brokeraggio specializzata nella distribuzione e valorizzazione dei vini italiani sui mercati esteri.
“Negli Stati Uniti“, afferma, “abbiamo osservato, a causa dei dazi, una forte pressione sui prezzi. Il Low Alcohol in Italia? Siamo in una fase di sperimentazione”. Abbiamo intervistato l’esperto per l’ultimo numero della rivista “I Grandi Vini”.
Pietro Marchini, come descriverebbe l’andamento attuale del mercato?
Preferisco parlare oggi di cambiamento del mercato, più che di ripresa, perché sarebbe un errore pensare che si possa semplicemente tornare ‘al mondo di prima’. Come in molti altri comparti, la tecnologia ha trasformato la produzione del vino, migliorandone la qualità in modo straordinario. Ciò che invece non si è ancora evoluto abbastanza è la narrazione del vino, la sua comunicazione e la capacità di rinnovarsi a livello di marketing.
Quali sono le criticità?
Il contesto geopolitico non aiuta. L’Europa vive un periodo di difficoltà economica, mentre gli Stati Uniti – tradizionalmente uno dei nostri mercati di riferimento – sono frenati dai dazi e da una situazione interna molto più complessa rispetto al passato.
Dove cresce maggiormente la domanda di vino italiano?
Attualmente la domanda di vino italiano cresce in modo più dinamico nei Paesi in via di sviluppo, in particolare:
il Brasile, che è oggi il nostro primo mercato per volumi;
il Sud-Est Asiatico (Vietnam, Thailandia, Corea del Sud), dove stiamo pianificando una serie di attività commerciali;
alcuni Paesi del Centro America come Guatemala, Costa Rica e Messico.
Si tratta quindi di aprire nuove rotte commerciali, senza però trascurare i rapporti costruiti nel tempo con i mercati storici, in primis Usa ed Europa.

Marchini, quali caratteristiche e richieste hanno mercati come quelli di Usa e Corea?
In questo momento non collaboriamo ancora con la Corea. Mentre negli Usa abbiamo osservato, a causa dei dazi, una forte pressione sui prezzi, con conseguente difficoltà per i vini di fascia intermedia.
Per questo motivo ci stiamo concentrando su aree a maggior potenziale di crescita come il Sud-Est Asiatico. Stiamo avviando analisi e contatti anche con l’India, che riteniamo un mercato promettente, nonostante gli attuali dazi rendano ancora complicato un ingresso strutturato.
In Carratelli Wine abbiamo inoltre deciso di focalizzarci sempre di più sui servizi di personalizzazione, come i progetti Private Label e la customizzazione completa del prodotto: bottiglia, chiusura, packaging. È ciò che oggi molti clienti internazionali richiedono: non solo un vino di qualità ma un prodotto su misura che li rappresenti.
E riguardo al segmento Low Alcohol?
Il tema del Low Alcohol è oggi uno dei più discussi e, a mio avviso, uno dei più delicati nel mondo del vino. Siamo in una fase di transizione. La domanda internazionale di vini a basso tenore alcolico cresce in modo costante, ma l’offerta italiana è ancora in fase di sperimentazione.
In Europa, specialmente nel Nord – Germania, Svezia, Olanda -, il segmento è già più consolidato. I consumatori sono abituati a un approccio “light” e premiano la trasparenza, la sostenibilità e la riduzione di alcol e zuccheri.
Nei Paesi Arabi e in parte dell’Asia, invece, la crescita è legata soprattutto a motivazioni culturali e religiose. La richiesta di No Alcohol o Dealcoholized Wines è in aumento, ma si scontra con una normativa ancora incerta e con un quadro doganale spesso rigido.
I produttori italiani stanno spingendo su questo segmento nonostante le incertezze normative?
I produttori italiani, pur non avendo ancora un volume importante su questa tipologia, stanno cominciando a investire. Non tanto per moda, ma perché il tema del “bere consapevole” è reale.
C’è una nuova generazione di consumatori che non vuole rinunciare al gusto del vino, ma desidera poter scegliere versioni più leggere, adatte anche al consumo quotidiano o in contesti sociali diversi.
Come i produttori italiani innovano senza perdere identità?
In questo senso, il Low Alcohol non è solo una risposta al cambiamento delle abitudini, ma un banco di prova per l’innovazione enologica. Molte cantine stanno lavorando su tecniche di vinificazione più delicate, sulla selezione di lieviti specifici o sulla gestione del raccolto per ridurre naturalmente il grado alcolico, mantenendo però l’identità territoriale e varietale che è la forza del vino italiano.
In Carratelli Wine monitoriamo da vicino questi trend, soprattutto nei mercati emergenti e religiosi come Emirati, Malesia e Indonesia, dove il potenziale è enorme ma le complessità burocratiche restano alte.
La vera sfida per il futuro sarà trovare un equilibrio tra tradizione e innovazione, offrendo vini “moderni” senza perdere autenticità.


Commenti